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Mostra personale delle opere di
Guglielmo Darbo

 

In questa rassegna di un artista informale c’è un quadro che sembra rivelatore, chiave di lettura per addentrarsi nella grammatica segreta della sua opera qui esposta: un quadro all’interno di un altro più grande, materialmente, uniche due forme riconoscibili in tutta la composizione. Dunque, una mostra di materiali, pop-art o qualcosa di simile?

     Quadri come esibizione di materiali fisicamente rilevati sulla vischiosa patina della vernice che tende a legare al fondo della tavola elementi eterogenei e forse conflittuali, come sono le stesse macchie di colore violentemente accostate, tinte cupe accanto a note sgargianti, che sembrano comunque provenire da uno stesso nucleo centrale.

     “La tavola, la tela diventano il campo delle sue sperimentazioni ove… stende intonaco, brandelli di stoffa o di tela di sacco, polvere colorata, fili di cotone e filo di ferro, che magistralmente si miscelano dando forma ad un testo poetico… dove alloggia la sorpresa, lo smarrimento, il mistero e il tentativo di andare oltre i confini…” (presentazione a una personale del 2008).

     Bisognerebbe però stabilire di che confini si tratta: se quelli di un Io che vuole uscire da sé stesso (come sembra recitare una scrittura in corsivo molto caratterizzato, quasi un graffito all’interno di una delle composizioni in mostra: “In cerca di libertà”), o dei confini di una condizione storica, come suggerisce un brandello di pagina a stampa infilzato dal filo spinato dove è leggibile una poesia ricorrente nelle Giornate della Memoria:

                      “Prima vennero per gli ebrei

                       Ed io non dissi nulla

                       Perché non ero ebreo.

                       Poi vennero per i comunisti

                       ……

                       Poi vennero a prendere me”.

 

Non è questione di poco conto. Termini come Assoluto e Relatività, Riflessione e Impulso si incontrano e contraddicono nella rassegna stampa che ha accompagnato le sue mostre.

     Non si intende dire che siamo di fronte ad un eclettismo qualunquista; anzi, le scelte espressive marcate e provocatorie sembrano rivendicare un radicamento in un campo preciso: i toni scuri arrivano fino a denunciare l’eclisse, i rossi e i verdi squillanti dichiarano l’urgenza di un essere diverso, come le materialità inglobate nel quadro indicano la persistenza di una barriera fisica che ostacola una reale comunicazione. Uno dei recensori delle sue esposizioni arriva a parlare di una Sindone, l’involucro materiale di una presenza divina fra gli uomini.

                                                                                                          Prof. Mauro Bovoli

 

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Ultimo aggiornamento

08/03/2009