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In questa rassegna di un artista informale c’è un quadro che
sembra rivelatore, chiave di lettura per addentrarsi nella
grammatica segreta della sua opera qui esposta: un quadro
all’interno di un altro più grande, materialmente, uniche due
forme riconoscibili in tutta la composizione. Dunque, una mostra
di materiali, pop-art o qualcosa di simile?
Quadri come esibizione di materiali fisicamente rilevati
sulla vischiosa patina della vernice che tende a legare al fondo
della tavola elementi eterogenei e forse conflittuali, come sono
le stesse macchie di colore violentemente accostate, tinte cupe
accanto a note sgargianti, che sembrano comunque provenire da
uno stesso nucleo centrale.
“La tavola, la tela diventano il campo delle sue
sperimentazioni ove… stende intonaco, brandelli di stoffa o di
tela di sacco, polvere colorata, fili di cotone e filo di ferro,
che magistralmente si miscelano dando forma ad un testo poetico…
dove alloggia la sorpresa, lo smarrimento, il mistero e il
tentativo di andare oltre i confini…” (presentazione a una
personale del 2008).
Bisognerebbe però stabilire di che confini si tratta: se
quelli di un Io che vuole uscire da sé stesso (come sembra
recitare una scrittura in corsivo molto caratterizzato, quasi un
graffito all’interno di una delle composizioni in mostra: “In
cerca di libertà”), o dei confini di una condizione storica,
come suggerisce un brandello di pagina a stampa infilzato dal
filo spinato dove è leggibile una poesia ricorrente nelle
Giornate della Memoria:
“Prima vennero per gli ebrei
Ed io non dissi nulla
Perché non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
……
Poi vennero a prendere me”.
Non è questione di poco conto. Termini come Assoluto e
Relatività, Riflessione e Impulso si incontrano e contraddicono
nella rassegna stampa che ha accompagnato le sue mostre.
Non si intende dire che siamo di fronte ad un eclettismo
qualunquista; anzi, le scelte espressive marcate e provocatorie
sembrano rivendicare un radicamento in un campo preciso: i toni
scuri arrivano fino a denunciare l’eclisse, i rossi e i verdi
squillanti dichiarano l’urgenza di un essere diverso, come le
materialità inglobate nel quadro indicano la persistenza di una
barriera fisica che ostacola una reale comunicazione. Uno dei
recensori delle sue esposizioni arriva a parlare di una Sindone,
l’involucro materiale di una presenza divina fra gli uomini.
Prof. Mauro Bovoli
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