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Sabato 17 maggio 2008 ore
11:00, Rita Montanari ha incontrato studenti e pubblico
su
Giocando a calpestarci
l’ombra.
Immaginate una famiglia normale,
immaginate una casa che abbraccia l'esperienza di tre
generazioni, immaginate una madre e un figlio che hanno imparato
negli anni a comunicare fra loro per raccontarsi non solo la
quotidianità, ma ciò che accade nel profondo delle loro vite.
Le cinquantadue lettere di cui è intessuto l'ordito di Giocando
a calpestarci l'ombra nascono da questo humus e hanno il potere
di trasportarci, senza bisogno di mediazione, all'interno di
rapporti famigliari lungamente coltivati, intrisi di affetto,
di abitudine al confronto, di una vitalissima capacità di
dialogare.
(dalla prefazione di Dalia
Bighinati)
L’Epistolario è, dai tempi della sua affermazione tre secoli fa,
un gioco giocato fra due contraenti che ne condividono fin in
fondo le regole. La prefazione di Dalia Bighinati
all’epistolario di Rita Montanari con suo figlio Emanuele
sottolinea che esso si svolge all’interno di una Famiglia
Normale: normale, quindi non esposta a svolte troppo brusche fra
generazioni, ma anche potenzialmente non idonea a produrre un
dialogo scritto.
Eppure lo fa, ci riesce, senza rinunciare alle idiosincrasie del
genitore come a quelle del figlio. La liaison si nutre
abbondantemente di Poesia, come idioletto per uno scambio fra
generazioni: parole elette dentro la fatica di scegliere e di
pensarsi seriamente nei rispettivi presupposti e nelle
reciproche aspettative.
La fatica preziosa della parola poetica fa tutt’uno con la
fatica delle scelte di vita che coinvolgono i due contraenti, il
giovane che vuole fare la sua vita come l’adulto che deve
accettare quelle scelte che li separano sempre di più. Con
l’aspettativa di un ritorno, una ricaduta, che è di tutti i
genitori ma anche subisce le verifiche continue, ansiose o
astiose, di ambedue i contraenti nella sua parzialità e
provvisorietà.
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